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L'editoriale di Roberto Mari

Roberto Mari
GAETA Nucleare, Pdl: Centrali del Garigliano e di Borgo Sabotino da indennizzare e smantellare PDF Stampa E-mail
Editoriali
Scritto da Roberto Mari on Martedì 02 Febbraio 2010 22:13   

garigliano_centrale«Ci sono molte imprese che non sono più in grado di sopportare l'eccessivo costo dell'energia elettrica in Italia. Se avessimo una quota di energia nucleare non avremmo questi problemi, i posti di lavoro sarebbero tutelati e potremmo eliminare uno dei fattori più importanti che riducono la competitività del Paese». In una recente intervista all'Unità, il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, elenca i motivi per cui è «conveniente» tornare al nucleare e aggiunge di essere favorevole alla modifica del titolo V della Costituzione in materia di politica energetica: l'energia, dice, «deve tornare nella competenza dello Stato perché è un interesse strategico come la politica estera o la politica di difesa». «Le centrali sono già convenienti con il petrolio a 55-60 dollari al barile – spiega – mentre oggi il petrolio oscilla tra i 70 e gli 80 dollari ed è destinato ad aumentare».

Scajola afferma che la costruzione delle centrali creerà nuove opportunità di lavoro anche in Italia: «è francese la tecnologia del reattore – precisa – che rappresenta il 30% dei costi di una centrale. Il resto è costituito da impiantistica e lavori edili, nei quali le nostre imprese sono molto forti e già forniscono componenti per il nucleare all'estero». «Non sono previsti – aggiunge il ministro – soldi a carico dello Stato se non i pochi milioni necessari al funzionamento dell'Agenzia di sicurezza nucleare. Lo sviluppo del nucleare in Italia avverrà con le regole del mercato: le competenze dello Stato sono di tipo legislativo, normativo e autorizzativo». Scajola annuncia che ci sarà anche un «Comitato di confronto e trasparenza» che garantisca informazione alla popolazione. Il «no» di alcune Regioni è «pregiudiziale ed ideologico», aggiunge il ministro, «e risponde più alle esigenze della campagna elettorale che a quelle del Paese».

Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo economico con delega all'Energia, ribadisce che verranno costruite le otto centrali nucleari in 20 anni, ma che per il momento sono state definite soltanto delle macroaree perché «l'individuazione dei siti è un processo che ha ancora bisogno di tempo». In Italia hanno funzionato quattro centrali (Caorso, Trino Vercellese, Latina-Borgo Sabotino e Castelforte-Garigliano), cinque impianti di ritrattamento del combustibile (Saluggia, Bosco Marengo, due a Casaccia e Trisaia), una dozzina di centri di ricerca (Varese, Torino, Legnaro, S. Piero a Grado, eccetera) oltre ad una decina di piccoli depositi (Milano, Udine, Forlì, Campobasso, Taranto, eccetera). In totale si dovrebbe trattare di circa 64mila metri cubi di scorie radioattive, la maggior parte dei quali (35mila) sono conservati nelle quattro vecchie centrali. Il resto è conservato negli altri siti, principalmente a Saluggia e Casaccia.

Dunque, nel territorio della provincia di Latina sono state utilizzate due centrali nucleari: una a Borgo Sabotino e l’altra a Castelforte, quest’ultima erroneamente riportata nelle mappe del nucleare in provincia di Caserta, quindi nella Regione Campania. Si continua a perseverare nell’errore di collocare la centrale del Garigliano a Sessa Aurunca (CE), quando invece la centrale che sorge in un’ansa del fiume Garigliano si trova a Castelforte, un paesino nel lembo meridionale della Regione Lazio, a confine con la Regione Campania. Un tempo il territorio di Castelforte apparteneva alla vecchia Provincia di Terra di Lavoro, l’attuale Caserta. Ma il 18 dicembre 1934 con la costituzione della Provincia di Littoria (odierna Latina) sono cambiati anche i confini geografici nel meridione laziale: il fiume Garigliano segnava il nuovo confine fra le regioni del Lazio e della Campania. Dunque, la centrale del Garigliano è stata realizzata su territorio laziale e non campano.

Percorrendo la storia della centrale nucleare del Garigliano si apprende che l’impianto fu costruito tra il 1960 e il 1963 dalla General Electric su commissione della SENN (Società Elettro Nucleare Nazionale) del gruppo IRI-Finelettrica. Il reattore, della potenza di 160 MWe, raggiunse la prima criticità il 5 giugno 1963. Basato su una configurazione impiantistica eccessivamente complicata (presto abbandonata dalla stessa General Electric), il reattore del Garigliano ebbe un funzionamento discontinuo, finché nel 1978 venne fermato a causa di un guasto tecnico a un generatore di vapore secondario. Considerato il costo dell’intervento di sostituzione, nel 1981 l’ENEL (subentrata alla SENN nel 1965) decise di non riavviare più la centrale, in considerazione della breve vita residua dell’impianto. Nel novembre 1999 la proprietà della centrale – così come per le altre tre centrali nucleari italiane – è stata trasferita all’azienda italiana che opera nel nucleare. La SOGIN (Società Gestione Impianti Elettronucleari Spa) viene costituita il 1º novembre 1999 in ottemperanza al decreto di liberalizzazione del settore elettrico, il cosiddetto decreto Bersani, per prendere in gestione gli impianti nucleari posseduti dal ENEL e per curarne lo smantellamento (decommissioning).

Il Pdl gaetano è favorevole al rispetto del programma predisposto dalla SOGIN che punta al totale smantellamento dell’impianto e al ripristino ambientale dell’area entro il 2016. E concorda con il consigliere regionale Romolo Del Balzo che rivendica il riconoscimento ai comuni pontini di un indennizzo per la servitù nucleare subita e la loro esclusione dal prossimo programma nucleare nazionale.

Roberto Mari

Ultimo aggiornamento ( Martedì 02 Febbraio 2010 22:20 )
 

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