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… i mariti delle donne infedeli si chiamano cornuti? PDF Stampa E-mail
Sai Perché
Scritto da Redazione on Giovedì 02 Ottobre 2008 19:27   

mos_michelangelo.jpgLe spiegazioni sono tante e contrastanti, probabilmente dovute all'evoluzione che l'aggettivo «cornuto», col significato di tradito, ha subito nei secoli.

Originariamente aveva un significato positivo e le corna erano addirittura un ornamento prestigioso. Le corna sono una caratteristica delle divinità toro e permangono anche quando questi esseri soprannaturali vengono ritratti con sembianze umane, o indipendentemente dai loro portatori (per esempio nell'antica Creta le corna cultuali), divenendo in tal modo simboli in senso stretto.

Le corna sono armi con le quali i tori esprimono la loro forza e aggressività. Spesso avevano il compito di rappresentare visivamente il potere della divinità:ricordiamo le pitture rupestri dell'era glaciale in Africa settentrionale, dove sono in relazione con animali forti come il bufalo selvatico a cui veniva posto fra le corna il simbolo solare. In Egitto, le divinità venivano rappresentate con le corna e persino Alessandro Magno si fece rappresentare con questo ornamento sulla testa, come il figlio di Zeus-Ammone.

Nella Bibbia ricorrono altari con corna guarnite di metallo, che venivano asperse con sangue degli animali sacrificali. Il passo della Bibbia in cui Mosè scende dal monte Sinai è molto discusso: secondo alcuni, Mosé aveva le corna. Altri pensano che indossasse una maschera con le corna. Michelangelo, adeguandosi probabilmente alla Bibbia, lo rappresenta con le corna.

Una delle ipotesi sull'origine dell'aggettivo cornuto fa risalire questa espressione a tempi molto antichi all'epoca dei vichinghi i quali portavano elmi con corna di toro per intimidire i nemici. Mancando molto tempo dalle loro case a causa delle continue battaglie e non facili navigazioni, essi lasciavano per lunghi periodi le loro consorti, le quali non rimasnevano con le mani in mano...

La sua accezione negativa risale al Medioevo, ai tempi dell'imperatore bizantino Andronico I (Costantinopoli - XII secolo) il quale, quando voleva una donna sposata, ne faceva imprigionare il marito, la possedeva nella casa di lei e, in segno di dispregio, usava far apporre davanti all'ingresso trofei di caccia con imponenti corna. Ecco perché i mariti delle donne infedeli sono chiamati «cornuti»!

vinenzo_corna.jpgSull'isola di Creta una certa Pasifae (moglie del re Minosse) una sera mentre stava a letto col marito gli disse: «caro, stasera proprio non mi va, a me del sesso non importa niente». La dea Afrodite si sentì offesa da questa affermazione e tramutò Pasifae in una ninfomane scatenata e fece in modo che tutti gli uomini dell'isola non potessero sfuggire alla grinfie dell'Insaziabile. Minosse era disperato e decise di isolarla in una zona dell'isola di Creta abitata solo da donne. Pasifae però si innamorò di un toro che però non la ricambiava con gli stessi sentimenti. Allora la donna si fece costruire una statua a forma di vacca e ci si mise dentro. Il toro allora si accoppiò con questa statua (ma c'era lei dentro) e da questa unione nacque un mostro: il Minotauro. La storia qui continuerebbe, ma per farla breve gli abitanti dell'isola per prendere in giro Minosse e per ricordargli che era stato tradito anche con un toro, ogni volta che lo vedevano passare per le strade di Creta gli facevano il segno delle corna che da quel giorno divennero il simbolo stesso del tradimento.

Un altro significato può derivare dalla Sicilia araba dove i signori solevano andare a caccia di cervi nelle campagne palermitane. Dal momento che questi nobili musulmani stavano lontani dalle loro abitazioni per molti chilometri, decidevano di dormire in case del luogo in cui si divertivano con il loro hobby. I padroni di quelle dimore, allora, concedevano le loro mogli ai signori arabi, e questi, trascorsa la notte, come segno di apprezzamento del «dono», consegnavano ai mariti «traditi», le corna dei cervi catturati, divenendo pertanto cornuti.

Infine sembrerebbe che l'aggettivo cornuto (tradito) derivi al maschio della capra, detto anche becco: da qui il termine «far becco», «essere becco», perché è noto che la capra femmina cambia spesso partner.

Foto: Mosè di Michelangelo (in alto) e Vincenzo nel tipico atteggiamento del «fare le corna» (in basso)

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 02 Ottobre 2008 20:42 )
 

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